Elisabetta 的个人资料PeRsI o No SiAmO aNcOrA ...照片日志列表更多 ![]() | 帮助 |
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7月28日 profumo di vitaCi sono esperienze che non possono non cambiarmi,
ci sono momenti che non possono non farmi piangere,
ci sono giorni che non possono non rimanere impressi nel mio cuore e nella mia mente...
Assisi e' stato questo e ancor di piu...ha superato ogni singola mia aspettiva, ha sorpassato l'immaginabile...mi ha ridonato il sorriso e la felicita vera, quella che si sente dentro, quella che ti invade come un fiume in piena, che non ti permette di non sorridere davanti al mondo..quella felicita che da troppo tempo mancava in me...Frasi, persone, occhi, gesti e sorrisi che mi hanno toccato il cuore, che mi hanno fatto ricordare che nonostante le diversita ognuno ha qualcosa di bello da dionare e da condividere on gli altri...
Ero partita carica ma un po titubante, direi quasi un po a caso, non era programmata..mi ero fidata ma avevo comunque paura che tutto fosse al di sotto di cio che speravo, avevo paura di rimanerci male per l'ennesima volta...ma direi che il gioco ne e' proprio valsa la candela...Da quanto tempo mi mancava quello slancio verso la vita che ho recuperato, da quanto tempo non riuscivo a sorridere davanti a gesti semplicissimi...
Non sono stati solo i momenti forti che mi hanno completamente "sconvolto"...Non solo la veglia alla tomba di San Francesco, l'incontro con una suora clarissa, la messa a San Damiano, alla Porziuncola, o alla Verna, non solo i momenti di riflessione..ma soprattutto la testimonianza vera e vissuta di persone che in Dio ci credono davvero, ma proprio davvero...non e' stato l'essere immersa nella pazzia piu totale dei Frati (che sono ufficialmente i miei preferiti) ma la loro voglia immensa di vivere e di condivirere con gli altri cio che li rende cosi vitali...non sono state solo le notti passate in tenda a non dormire e le ore di camminata in salita ma le parole, i discorsi che venivano scambiati durante quei momenti, sono state le persone che mi hanno colpita...che mi hanno come folgorata...
I gesti semplici hanno cambiato tutto, mi hanno fatto vivere yuyyo in una prospettiva diversa, una pallina da giocoliere che puo sembrare niente ma che per me significa a dir poco tantissimo...sentirsi dire "bhe,cosa dire, La Betta e' uno spettacolo" o "vorrei che noi due diventassimo amiche, mi sai capire" per non parlare poi di tutto che che mi e' stato scritto sulla maglietta, un altro sengo tangibile di questi giorni fantastici...
Ci vuole poco, ma proprio poco per essere felice e io ringrazio tutte quelle persone che mi hanno dimostrato ancora una volta che la felicita che si raggiunge seguendo Qualcuno e' sempre quella piu vera...Fra Andrea,Fra Luca e Fra Max, la Stefy,Luca,Ben,Elisa, Irene, Elena, Samuele, Niki,Nicola, Simone, Stefano, Elisa, i ragazzi della Val Camonica( i miei camunici!!!),Spada,Roby,cane, Andrea, Andrea,Paola,Francy e Mary,Michael,Alberto,Cristina e Valentina tutte le ragazze di Robecco e tutte le altre persone che si sono messi in gioco in questo campo...
Sara forse un caso ma sto per caso ascoltando "La canzone del sole"...vi ricorda qualcosa???bhe a me si...thank you all, I'm already missing you and I can't wait to see you all!!!! 7月15日 william
7月6日 studiando filo...." Fuggiamo dunque verso la nostra cara patria, questo è il consiglio vero che vorremmo raccomandare [...]. La nostra patria, da cui siamo venuti, è lassù, dove è il nostro Padre. Ma che viaggio è, che fuga è? Non è un viaggio da compiere con i piedi, che sulla terra ci portano per ogni dove, da una regione all'altra; nè devi approntare un carro o un qualche naviglio, ma devi lasciar perdere tutte queste cose, e non guardare. Come chiudendo gli occhi, invece, dovrai cambiare la tua vista con un'altra, risvegliare la vista che tutti possiedono, ma pochi usano ".
Plotino 7月4日 rememberQuando non si sa effettivamente come sono i migliori, si tende a pensare che siano perfetti, quindi irraggiungibili. E questo modo di valutare l'avversario serve come stupendo alibi per dire: "Siccome sono perfetti, io non riuscirò mai ad essere come loro. Quindi rimango come sono." In questo modo non si ha la motivazione per cambiare. Se invece si sa che nemmeno i migliori sono perfetti, allora l'obiettivo diventa raggiungibile, e se non lo si raggiunge è perché si ha fallito, non perché non è possibile. In questo modo si crea la sfida: possiamo o non possiamo arrivare a questo obiettivo?
Ciò che conta è fare diversi passi che portano alla mentalità vincente, perché questa si ottiene solo vincendo. La mentalità vincente non è un trucco psicologico.
Il problema è cosa significa vincere. La prima vittoria che propongo ai miei giocatori, e che mi pongo io stesso, è battere un nemico terribile, anche perché si nasconde, anche perché noi non lo vogliamo mai affrontare, che di solito ci fa più paura anche dell'avversario più forte. E questo avversario sono i nostri difetti, i nostri limiti, le cose che non ci vengono bene, che non ci piacciono. Questa è la prima vittoria, perché se non si vince questa gara non c'è miglioramento, cioè aumento della qualità.
È inutile dire: "La nostra squadra vincerà. Però lui batte male e non impara a battere meglio, lui è uno che non riesce a mantenere la concentrazione e continuerà a non riuscirci". Non c'è niente da fare: la prima vittoria è vincere contro noi stessi. E dopo questa prima vittoria possiamo già cominciare ad avere una mentalità vincente, perché sappiamo vincere i nostri difetti, e ancora non abbiamo battuto nessuna squadra.
Il secondo passo è vincere contro le difficoltà, che è un'altra cosa rispetto a noi, perché quando parlo dei nostri limiti parlo di limiti personali, oltre che della squadra, non limiti in generale. Poi ci sono altre difficoltà di ogni tipo che dobbiamo risolvere, che dobbiamo battere. La nostra squadra oggi è famosa a livello internazionale per un fatto che sembra banale, ma non lo è: siamo famosi perché non ci lamentiamo mai. Sembra poco, ma non è poco. Potete controllare tutti i giornali dall'89 a oggi, non è mai capitato che dopo una sconfitta noi dicessimo: "È stato il fuso orario, avevamo un giocatore con un'indigestione, abbiamo dormito male, l'arbitro..." Mai. Non l'abbiamo detto mai. Perché? Perché anche questo modo di comportarsi fa parte della mentalità vincente. Tutti possono spiegare perché non si è riusciti a fare una cosa, pochi riescono a farla lo stesso. E per questo occorre vincere anche le piccole difficoltà. Ad esempio noi siamo una delle poche squadre italiane che quando va all'estero non si porta dietro gli spaghetti, l'olio, il prosciutto, la macchina del caffè... Si dice: "Poverini! Se non hanno gli spaghetti a mezzogiorno si deprimono", però dopo bisogna giocare contro venticinquemila brasiliani, che urlano dall'inizio alla fine, e lì non ci dobbiamo deprimere, perché siamo duri, dobbiamo vincere. Per le altre cose però non siamo così duri. È un po' come preparare l'esercito per la guerra stando in un albergo a cinque stelle: "Stiamo in un albergo a cinque stelle così quando andiamo in guerra siamo in condizioni fisiche migliori." Non credo che questo accada. Il passaggio dal fango dell'addestramento agli spari veri è comunque difficilissimo, ma almeno se siamo abituati al fango è già qualcosa.
Quindi noi non ci portiamo gli spaghetti, non ci alleniamo in posti ideali. Perché se ci alleniamo dove fa sempre fresco, quando poi dobbiamo giocare a Cuba, che è calda, perdiamo. Invece noi dobbiamo vincere, dove fa freddo e dove fa caldo, sempre.
Non riuscire a vincere le difficoltà porta a quella che chiamo la "cultura degli alibi", cioè il tentativo di attribuire il motivo di un nostro fallimento a qualcosa che non dipende da noi. Di solito ci si rifà a cose molto grandi, strutturali, storiche, del genere caratteristiche dei popoli ("Noi italiani siamo così, lo abbiamo nei cromosomi, e allora non c'è niente da fare"). Ma la cultura degli alibi utilizza anche spiegazioni più banali. Nella pallavolo, ad esempio, si verifica questa situazione: lo schiacciatore, che riceve la palla un po' staccata dalla rete e tira fuori, dice al palleggiatore "Prego, la palla più vicina", il palleggiatore, che a sua volta ha ricevuto la palla un pò staccata e ha alzato male, si gira e dice alla ricezione "Ragazzi, la ricezione!", quello che ha ricevuto la palla dall'avversario non può dirgli "Batti più facile", allora dice "Quella luce mi dà nell'occhio", allora devo chiamare gli elettricisti, invece di allenare....
Adottando la cultura degli alibi elimino la possibilità di utilizzare il feedback, che sta alla base dell'apprendimento.
Il terzo livello di vittoria è vincere contro gli avversari, e qui viene il problema della qualità, nostra e degli altri, ed il problema di misurarla. In tal senso le statistiche ci servono a non fidarci delle semplici impressioni e anche a misurare in cosa dobbiamo migliorare.
Ricerca della qualità non significa infatti ricerca della perfezione, perché quella della perfezione è un'idea perdente, per il semplice motivo che non è possibile raggiungerla.
Niente da dire...solo grande Velasco... |
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